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KODO' - il battito del cuore
percussionisti e danzatori giapponesi dell’isola di Sado
Prima Italiana
E’ senza dubbio una delle manifestazioni artistiche più spettacolari e originali della scena internazionale, un messaggio insieme conturbante e inquieto, sensuale e misterioso.
La performance che ha consentito all’ensemble giapponese KODO’ di affermarsi a tutte le latitudini non ha possibili termini di paragone e vive di una particolare miscela di ricerca filosofica, di cimento fisico, di virtuosismo acrobatico, di puntigliosa ripetitività del suono e del rapporto che intercorre tra concentrazione e liberazione dell’energia. Kodo’ (in giapponese battito del cuore) rimanda appunto alla concezione primordiale del ritmo e della vita stessa, in una dinamica complessa, propria della millenaria cultura di quel Paese, dove convivono i sentimenti della preservazione del patrimonio tradizionale e quelli della sperimentazione, della poderosa spinta in avanti presenti nella società. Kodo’, con i suoi tamburi di tutte le dimensioni, è anche questo: un esercizio rigoroso, una rincorsa estenuante della perfezione, anche a livello estetico; un modo per sondare il limite della proprie risorse, per rintracciare purezza e autenticità di un’arte segreta e incontaminata.
La formazione nasce nel lontano 1971, sull’isola di Sado, per iniziativa di un drappello di giovani desiderosi di studiare e promuovere con rigore la musica tradizionale giapponese. Fin dall'inizio, punto di riferimento era il taiko, ovvero il tamburo, di vari formati, destinato a condividere con l’elemento umano il ruolo di protagonista sul palcoscenico. Non si trattava, naturalmente, di un mero tappeto percussivo quello cui provvedevano quei ragazzi ma della capacità di ottenere tramite il contatto fisico e la fatica, un ventaglio di sfumature sorprendenti, un insieme di vibrazioni dense e profonde, scavando fino alle radici del suono.
La tappa principale fuori dai confini giapponesi risale al 1981 quando ospiti del Festival Berlino, una manifestazione che cadde nel decimo anno di attività, il gruppo si diede il nome di Kodo’, per un doppio significato: battito del cuore e giovane percussionista.
Mantenendo la base a Sado, in una sorta di isolamento dalle tensioni e dagli impulsi di modernizzazione tipici del Giappone di oggi, gli artisti di Kodo’ hanno sviluppato una tecnica da virtuosi, frutto della disciplina severa, che si esprime con miracolosa nitidezza nel corso delle esibizioni e in cui ora si delineano figurazioni teatrali, per una sorta di coreografia del corpo, sempre attento ad interagire con quegli strumenti parlanti.
Dagli Anni Ottanta, il gruppo Kodo’ è ambasciatore nel mondo di quella cultura cui ha dedicato la propria storia, e ogni appuntamento con loro si risolve in un vero e proprio evento. Lo scopo del Kodo’ non si limita solo alla conservazione del patrimonio va oltre: verso la creazione di una nuova tradizione vivente ispirata al passato, ma le cui energie intellettuali e fisiche parlino già di futuro. Oggi Kodo’ vanta collaborazioni con musicisti di diversa estrazione; da compositori contemporanei a jazzisti, da orchestra sinfoniche a rappresentanti della world music.
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